Una moglie arrabbiata fa felice la lesbica arrapata

Con una moglie arrabbiata è meglio stare attenti… su certe cose.

Carla aprì la porta e fu sorpresa quando una donna la spinse da parte ed entrò in casa sua.
“Ok brutta stronza schifosa! Sappi che hai scopato mio marito per l’ultima fottuta volta.”
La donna, molto grande, inchiodò Carla contro il muro.
“Che cosa stai… ” la mano della donna si strinse attorno alla gola di Carla, soffocandola.

“Non serve a niente mentire, cagna!”

Guardò Carla: “Sei abbastanza carina, belle tette”, disse schiaffeggiandole il seno e poi spremendoli.
“È facile capire perché quel bastardo vuole fotterti.”
Carla era divisa tra paura ed eccitazione.
Le piaceva il sesso un po’ rude.
“Forse dovrei scoprire cos’altro gli piace di te?”, disse mentre allungava la mano e palpeggiava Carla duramente.

Carla non poté farne a meno, quindi chiuse gli occhi e gemette. “Cazzo, ti piace così, non è vero, troia?”.
Carla non disse nulla. La donna strattonò la maglietta di Carla.
Il colletto si strofinava contro il collo di Carla mentre il tessuto sottile si strappava, esponendo il suo seno.
Era sabato, quindi era senza reggiseno. La donna si alternava tra spremerle i seni e schiaffeggiarli.

“Sei davvero una troia! Immagino che dovrei essere felice sapendo che il flaccido cazzo di mio marito probabilmente non ti ha soddisfatto molto.
Ma scommetto che te le ha succhiate, il fottuto piccolo stronzo!”
Detto questo, si chinò e morse un capezzolo di Carla, inviandole ondate di piacere attraverso il corpo.
La donna succhiò duramente il tenero capezzolo e poi passò all’altro.

“Oh sì, ti piace così!”

La girò rapidamente e schiacciò Carla contro il muro e cercò a tentoni il culo, sfregandola attraverso i suoi pantaloncini.
“Oh cazzo!”
Furono le prime parole coerenti che Carla riuscì a dire.
La donna si avvicinò di più, sbottonò i pantaloncini di jeans di Carla e li spinse in giù sui fianchi.
Le sue mutandine color pesca contrastavano perfettamente con la pelle color moka di Carla.
Quindi la donna le diede una pacca sulla chiappa destra, lasciandole l’impronta della mano, mentre la pelle si arrossava lentamente.

Carla sussultò forte contro il muro ruvido. Sentì a malapena le sue mutandine strapparsi mentre due dita si spingevano nella sua figa.
Stava per arrivare all’orgasmo.
“Cazzo, Silvia, sei fradicia, sei davvero una fottuta troia.”

Con voce rauca, Carla disse: “Non sono Silvia.”

La donna si ritrasse e fece girare Carla di fronte a lei.
“Che cosa hai detto?”
“Mi chiamo Carla, una signora di nome Silvia vive dall’altra parte della strada.”
La donna la lasciò andare di scatto e fece un passo indietro.
“Dio mio! Non sei lei? ”
“ No!” Riuscì a dire Carla mentre si accasciava sul pavimento.
La donna si sedette sul bracciolo del divano come se le sue gambe non la reggessero.
“Non so cosa dire. Mi dispiace. Pensavo stessi scopando mio marito. Non ci posso credere.”

Scivolò giù dal bracciolo del divano e iniziò a piangere.
“Chiama la polizia, so cosa ho fatto. Mi dispiace tanto, non ne hai idea.
Ti ho attaccato! Non discuterò su quello che deciderai, qualunque cosa tu voglia fare.”
Carla si alzò in piedi con le gambe tremanti.
“Sei entrata in casa mia. Mi hai inchiodata contro il muro, mi ha assalito perché non sai leggere un cazzo di indirizzo giusto?”

La donna chinò la testa, coprendosi il viso.
“Come ti chiami?”.
“Roberta, Roberta Curzi.”
“Bene, Roberta, Roberta Curzi, alzati.”
“Cosa?”
“Alzati!”

Roberta si alzò in piedi, ancora vergognata, il viso arrossato dai colpi di umiliazione che ancora la attraversavano.
Carla si avvicinò.
Roberta quasi sussultò aspettandosi di essere colpita.
Senza preavviso, Carla la afferrò, la strinse a sé e la baciò.
La bocca di Roberta si aprì scioccata, e Carla ne approfittò pienamente e le fece scivolare dentro la lingua.
Roberta cercò di tirarsi indietro, ma Carla rovesciò la situazione, bloccandola contro il muro.
Carla finì il bacio bruscamente.

“Sei entrata in casa mia e mi hai fatto eccitare. Se pensi di uscire di qui senza finire ciò che hai iniziato, sei una sciocca.”
Roberta balbettò: “Ma ma ma, io non sono… lesbica.”
Carla la guardò con aria di sfida dicendo: “Due minuti fa mi hai colpito il culo e mi hai messo due dita nella figa.
Non me ne frega niente se sei lesbica o no.
Sono fottutamente eccitata e adesso finirai ciò che hai iniziato.
Quindi, rassegnati perché non ho intenzione di aspettare di più!”

La baciò di nuovo, senza ricevere risposta, ma non le importava davvero. Carla si sfilò i pantaloncini e si tolse la maglietta strappata. Poi prese le mani di Roberta e se le mise sul petto.
“Stavi andando così bene, non puoi fartela sotto proprio adesso!”
Roberta cercò di stringerle i seni.
Carla stese le mani su quelle di Roberta e strinse più forte.

“Non fare la gentile adesso. Mi piaceva come lo stavi facendo prima. Dopo che mi hai fottuto per bene, che ne dici se attraversiamo la strada e vediamo se Silvia è a casa?”

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