Ricordi gay di gioventù

Prima esperienza gay

I ricordi di gioventù quando il giovane motociclista sperimentò la sua prima avventura omosessuale.


Ora che sono in un’età avanzata, mi piace a volte ripensare alla mia giovinezza.
Da giovane ero alto e di bell’aspetto. Dev’essere stato nel 1959 o negli anni ’60 che partii da San Francisco sulla mia vecchia motocicletta Harley Davidson.

La Harley si ruppe sul molo di Santa Monica ed ero troppo al verde per acquistare le parti per ripararlo. Feci amicizia con John e Anna, che possedevano il Tropical Cafe. Mi diedero da mangiare deliziosi hamburger e tutto il caffè che potevo bere.

Un giorno mentre stavo facendo un giro nei paraggi, attirai l’attenzione di un uomo più vecchio di me molto simpatico. Non era poi tanto vecchio, forse sulla quarantina, ma per un ragazzo di diciassette anni sembrava chiaramente vecchio.

Artur, questo era il suo nome, era un veterano della Guerra di Corea e aveva una piccola pensione di invalidità dall’esercito. Iniziammo a chiacchierare e ci siamo piaciuti da subito. Quando gli dissi che ero al verde e senza un tetto, mi invitò a condividere il suo minuscolo appartamento in uno dei fatiscenti hotel che fiancheggiavano il Tropical Cafè. Accettai con gratitudine la sua gentile offerta.

L’appartamento aveva le dimensioni di una piccola stanza d’albergo, ed era quello che era in realtà. Iniziai a rendermi conto che il mio nuovo amico e benefattore poteva essere gay, quando mi disse che avremmo condiviso l’unico letto.

Naturalmente a quei tempi la parola “gay” non era ciò che chiamavamo omosessuali.
Nella mia cerchia di amici delle scuole superiori, i gay venivano definiti, con grande disprezzo, “omosessuali”, “falsi” o “froci”. In quell’epoca, gli atti omosessuali non erano solo visti come vergognosi, ma erano anche illegali.

I gay vivevano con uno stigma e la maggior parte erano nell’oscurità, nascondendosi dietro una facciata “corretta”. Le donne gay erano “lesbiche” e ce n’erano così poche, quasi inesistenti. Artur non mi guardava né agiva in alcun modo e i miei sospetti erano infondati.

Quella notte andammo a letto, Artur indossava il suo pigiama e, come era mia abitudine, io dormii nudo. Dormii profondamente perché era la prima notte da tempo che non stavo in un sacco a pelo per terra. La mattina presto mi svegliai gradualmente da un sogno incredibilmente erotico, realizzando che avevo il cazzo duro.

Un’erezione da 20 e più centimetri era nella bocca di Artur. Stava leccando e succhiando il mio uccello e stuzzicando la punta sensibile con la lingua. A volte prendeva tutta la lunghezza in gola e il mio cazzo era afferrato dai suoi muscoli che deglutivano. Mi afferrava il cazzo con una mano mentre mi succhiava le palle e leccava il mio delicato perineo. DIO, fu bellissimo!

La mia mente era traballante tra la meravigliosa sensazione dell’esperto pompino di Artur e la vergogna e la colpa che stavo provando. Feci finta di dormire ancora. Non passò molto tempo prima che venissi, sparando goccia dopo goccia del mio sperma adolescente nella bocca di Artur.

Ingoiò ogni goccia e poi ripulì teneramente il mio cazzo strizzandolo con la lingua. Dopo che Artur ebbe finito e si alzò dal letto, feci finta di svegliarmi e non menzionai il servizio orale di Artur. Per tutto il giorno, mentre lavoravo sulla mia moto, i miei pensieri giravano come un vortice di conflitto.

Il mio profondo piacere per l’amore di Artur significava che ero frocio? Le belle ragazze sulla spiaggia mi piacevano ancora e i ragazzi non avevano mai suscitato in me alcun desiderio. Alla fine capii che non ero una checca e che farmi succhiare il cazzo mi faceva sentire bene, a prescindere dal sesso del succhia cazzi.

A letto quella notte non riuscii più a sostenere la finzione di aver avuto quel fantastico pompino mattutino. Speravo davvero che si ripetesse e il mio impegno involontario rese evidente il mio desiderio. Senza dire una parola, presi la mano di Artur e la misi sulla mia erezione.

Artur non aveva bisogno di altro incoraggiamento che quello. Mi stava addosso, mani e bocca mi toccavano dappertutto. Stava anche sfregando il suo cazzo duro contro di me e anche quello non mi dispiaceva. Quando Artur mi prese il cazzo in bocca, le sue mani erano impegnate a toccarmi il culo e lentamente mi circondò l’ano con le dita.

Mi imbrattò il culo con un po’ di vaselina e mi fece scivolare un dito dentro. All’inizio ero sorpreso, ma il fottuto dito era estremamente piacevole, quindi non feci obiezioni. Eiaculai nella bocca di Artur e pensai che sarebbe stato tutto il sesso per quella notte, ma mi sbagliavo. Il mio orgasmo sembrò eccitare Artur.

Voleva che posassi per lui in alcune foto Polaroid. Non avevo mai pensato molto al mio aspetto, ma Artur era tremendamente innamorato del mio corpo. Ero alto più di un metro e ottanta con un fisico da nuotatore con bei muscoli lisci. Gli occhi azzurri e i capelli biondi striati dal sole mi avevano reso un ragazzo attraente.

Accettai di fargli da modello per la fotocamera. Artur voleva che indossassi solo gli stivali da moto. Voleva il mio cazzo duro nelle foto e come la maggior parte dei ragazzi adolescenti, non ebbi problemi ad ottenere altre erezioni.

Alcune grazie a Artur che accarezzando e succhiando portò il mio spesso e grosso cazzo bello dritto. Dopo alcuni scatti nell’appartamento, Artur volle posare me e con la mia Harley che era parcheggiata nel vicolo dietro l’edificio.

Scoprii di avere una forte vena di esibizionismo. Quando Artur mi chiese di uscire nudo, tremai di eccitazione e il mio cazzo sembrò crescere di un altro bel centimetro.
La notte era fresca ma non sentivo per niente freddo.

Mi sentivo sottomesso e anche un po’ effeminato quando Artur mise il suo braccio intorno alla mia vita possessivamente e camminammo attraverso il corridoio, giù per le scale, attraverso l’ingresso, e fuori dalla porta d’ingresso.

Erano circa le dieci di sera e c’erano ancora alcune persone in strada. Sperai che nessun poliziotto mi vedesse e così per fortuna fu. Ero emozionato dagli sguardi degli sconosciuti di passaggio.

Dopo alcune pose erotiche sulla Harley, per lo più con il mio grosso cazzo e il mio culo rotondo, feci una lenta passeggiata per tornare all’appartamento, fermandomi tre volte perché Artur mi facesse alcuni scatti per strada.

A quel punto ero così eccitato e ansioso di fare qualsiasi cosa per Artur e lui lo sapeva. Mi portò a letto e mi fece sdraiare a faccia in giù con il sedere sollevato da un cuscino. Mi allargò le gambe, lubrificò il mio culo e il suo cazzo, mi salì sopra e si prese la mia verginità anale.

Il cazzo di Artur non era grande quanto il mio e dopo la spinta iniziale oltre il mio sfintere, mi sembrò meraviglioso sentirlo scivolare dentro e fuori dal mio culo. Ben presto, mi ritrovai a spingere indietro per incontrare le sue spinte.

Da allora in poi, ero il suo sottomesso schiavo del sesso. Mi divertii a entrare in quel ruolo. Il fatto che io fossi molto più grande e più forte di Artur si aggiunse all’erotismo. Non feci nessuna obiezione quando mi fece inginocchiare al suo comando e succhiare il suo cazzo.

Mi insegnò tutti i modi per servire oralmente un uomo. Più l’atto era perverso, meglio sarebbe stato. Spinsi adorante la mia lingua fino all’ano di Artur più a fondo che potevo. Pochi giorni dopo, Artur mi portò in un negozio dell’usato. Mi comprò un grembiule rifinito in pizzo e me lo fece indossare mentre provavo scarpe da donna e lui mi guardava.

Alla fine trovammo dei sandali con tacco alto che si adattavano ai miei piedi grandi. Artur mi disse che saremmo usciti quella notte: “E non indosserai altro che i nuovi sandali, un collare da cane e un guinzaglio.” mi disse.

Indossai i tacchi alti per il resto di quel giorno per abituarmici. All’inizio mi sentivo impacciato con i tacchi 10. Artur mi fece i complimenti per l’aspetto femminile delle mie gambe e per come i tacchi mi facessero risaltare il sedere rotondo.

Mi insegnò a camminare come una donna, infilandomi il cazzo e le palle in mezzo alle gambe, facendo dei passi brevi. Quando imparai a tenere sotto controllo la mia erezione, mi sentivo deliziosamente femminile.

Quando Artur mi lasciò da solo per andare a fare una commissione, succhiai il cazzo a due degli anziani residenti che avevo incontrato sulle scale e promisi loro di andare nelle loro stanze ogni volta che potevo sgattaiolare via.

In quell’epoca i gay erano molestati e perseguiti dalla polizia. Il culo che mi piaceva così tanto era illegale in ogni stato e gli uomini andavano in galera per sodomia. L’omosessualità era considerata una malattia mentale. I poliziotti della zona poi, erano conosciuti per la loro brutalità nei confronti degli omosessuali e avevano programmi speciali per indurti al reato.

La nudità pubblica che trovavo così umiliante ed eccitante era estremamente pericolosa, il che aumentava il brivido dentro di me. Fortunatamente, Artur era ben consapevole dei rischi e sapeva come minimizzarli. Teneva traccia delle pattuglie della spiaggia, seguiva gli orari degli sbirri e quindi programmava le nostre escursioni per evitarle.

Quella notte mi mise il collare al collo e mi portò al guinzaglio, indossando nient’altro che i miei tacchi alti e un sorriso con cui ero di nuovo in mostra al pubblico. Prima di partire Artur mi aveva tirato indietro il cazzo e le palle tra le gambe. La pressione sulle mie palle era scomoda ma anche eccitante. La nostra destinazione era un club omosessuale sotterraneo. Artur voleva mostrare il suo nuovo ragazzo giocattolo (io).

Per quanto mi riguarda, ero più che desideroso di essere sfoggiato. Gli uomini erano per lo più, più anziani di Artur. Alcuni avevano appuntamenti con altri ma la maggior parte erano soli. C’era un bar, alcuni tavoli con delle sedie e una piccola pista da ballo. Alcuni uomini erano travestiti, ma io ero l’unico nudo.

Il mio grosso cazzo era sfuggito tra le mie gambe prima che arrivassimo al club e stava lì orgogliosamente eretto. Inutile dire che ricevetti molta attenzione fin dal momento in cui entrammo. Gli uomini mi stavano offrendo da bere e mi accarezzavano dappertutto.

Un ragazzo basso in giacca e cravatta chiese a Artur il permesso di ballare con me. Artur gli porse il guinzaglio e io lo seguii sulla pista da ballo. Mi abbracciò e, afferrandomi le chiappe mi avvicinò a lui. Lo sovrastavo, essendo molto più in alto di lui per via dei tacchi. Sentivo le sue mani forti ad accarezzarmi meravigliosamente il culo e le cosce.

Sentii il suo cazzo indurirsi contro la mia gamba. Lo incoraggiai tirandolo ancora più stretto contro di me. Lui mi fece abbassare la testa per sussurrarmi all’orecchio che voleva scoparmi.

Feci scivolare la mano dentro i suoi pantaloni e avvolsi le dita attorno al suo cazzo sorprendentemente grosso. Gli dissi che appartenevo a Artur ma che se Artur fosse stato d’accordo, non avrei voluto niente di meglio che il suo cazzo dentro di me.

Quindi tornammo nel bar, con la sua mano sul culo e la mia mano a tenere ancora il suo cazzo. Ormai Artur era piuttosto ubriaco e diede a gran voce al mio nuovo ammiratore il permesso di scoparmi. Quindi annunciò che il mio corpo era disponibile per chiunque lo desiderasse quella notte.

A quel punto il mio cazzo ebbe un sussulto di euforia e dovetti trattenermi per non venire. Il mio compagno di ballo, mi condusse a un tavolo in un angolo al buio. Mi fece sdraiare sulla schiena sul tavolo e mi tirò le gambe dietro la testa. Si sputò sulle dita e ne inserì due, e poi tre, nel mio eccitatissimo buco del culo.

Lavorò con le dita dentro e fuori per un minuto per rilassare il mio sfintere, quindi spinse il suo cazzo duro nel profondo del mio culo. Mi scopò forte e veloce. Io gridavo per l’eccitazione finché non potei impedirmi di venire.

Mi sparai un bello schizzo di sperma direttamente sulla faccia. Mi resi conto che altri uomini si stavano avvicinando e sapevo che presto mi avrebbero scopato.

Le ore trascorsero in una nebbia euforica di cazzi, succhiate e risucchiate di cazzi da parte di un uomo dopo l’altro.

La mattina presto un amico di Artur, Mickey, ci caricò nella sua auto e ci riportò a casa. Artur collassò sul sedile posteriore e io succhiai il cazzo del suo amico mentre guidava.

Arrivati sotto casa, Mickey ed io aiutammo Artur ad entrare nell’appartamento e crollammo tutti sul letto. I miei sogni furono di corpi senza volto con cazzi duri e quando finalmente mi svegliai, Artur mi stava succhiando il cazzo.

Mickey se n’era andato senza svegliarci. Mi alzai dal letto, ero affamato e quindi strapazzai delle uova col bacon.

Artur aveva i postumi di una sbornia e il mio culo era parecchio dolorante, quindi dopo aver mangiato ci sdraiammo di nuovo e dormimmo tutta la notte. Non mi preoccupavo più di essere o meno un omosessuale. Ero ossessionato dai cazzi degli sconosciuti e dai miei schiaccianti bisogni di umiliazione, dominio ed esibizionismo.

Nel condominio giravo col mio unico abbigliamento che erano le scarpe con tacco a spillo e le calze autoreggenti in pizzo. Gli anziani signori che avevo succhiato sulle scale mi scopavano tutte le volte che volevano ed erano felici di condividermi con altri anziani nell’edificio.

Non rifiutavo alcun uomo, giovane o vecchio. Il mio grosso cazzo stava ottenendo molta attenzione da Artur e da alcuni dei suoi amici. Ero grato per le dimensioni del mio cazzo e avevo notato che era anche eccezionalmente grande per circonferenza.
Avevo le mani abbastanza grandi ma non riuscivo ad avvolgerlo completamente.

Dopo una maratona di una notte di succhiare e scopare in uno dei bagni pubblici degli uomini sul lungomare, scoprii che la mia Harley era stata rubata. Lo shock fu profondo e la nebbia del sesso in cui vivevo, improvvisamente si sollevò. Dissi addio a Artur e me ne andai, con nient’altro che i vestiti con cui ero arrivato.

Riuscii a lavorare alcuni giorni raccogliendo i pontili galleggianti dell’Oceano Pacifico che erano stati danneggiati da una tempesta e ripresi il mio viaggio in Messico, facendo l’autostop.

Quello fu la prima delle mie due brevi ma intense incursioni nel mondo dell’eccesso omosessuale.

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